Nella stanza, esposta ad un sole intento ad eseguire il suo lavoro con grande mastria e inaspettato zelo, il Nostro Uomo giace già da un po’ di tempo supino sul letto, con la testa che osserva il soffitto, le gambe larghe e le braccia lungo i fianchi. È tornato da circa mezz’ora da una corsa ciclistica (di cui era spettatore) e sta boccheggiando. Poco distante, un Barattolino Pannacotta e granella di mandorle desolatamente vuoto, e un cucchiaio. Il Nostro Uomo sogna di veder posato sulla sua pancia, leggermente più consistente e tondeggiante rispetto a quella di Kim Basinger, un cubetto di ghiaccio, ma non tanto per soddisfare il Mickey Rourke di vent’anni fa con voluttuosi giochi erotici quanto per poter godere dei gelidi brividi che lo sciogliersi del suddetto cubetto gli procurerebbe.
Lentamente e con fatica alza la testa e la rivolge verso destra, dove un altro essere umano, più giovane e spensierato, con cui condivide da interminabili anni la camera, è seduto alla scrivania e cerca di dare l’impressione di studiare (ma, più probabilmente, sta pensando alle donnine nude).
Il Nostro Uomo si lamenta: butta lì un "Che caldo!", pronunciato con un fil di voce. Nessuna risposta (dopotutto non era una domanda). Allora prende forza e formula un nuovo concetto: "Credo di non aver mai vissuto un luglio così torrido!". Spietato, l’altro essere umano, senza muovere la testa, precisa: "È il 23 maggio". "Ah, già!" formula il cervello del Nostro Uomo che però, provato nello spirito, muove le labbra senza riuscire a pronunciare nulla.
Il Nostro Uomo riabbassa la testa sconfortato e rivolge nuovamente i suoi occhi al soffitto. Con un po’ di fiato pronuncia, sottovoce, la parola "acqua". Non ha alcuna speranza di vedere esaudita la sua richiesta.